C’era una volta un oceano che separava l’Europa e l’Asia dall’Africa. Si chiamava Tetide, in onore della dea greca Teti, che fu madre di molte divinità e sorella e moglie di Oceano.
Un ramo separato della Tetide, che si sviluppò a partire a 155 milioni di anni fa, è denominato Paratetide o Sarmatico. Si stendeva dal fiume Rodano in Francia al lago di Aral tra Uzbekistan e Kazakistan, tra quelli che erano stati i supercontinenti di Laurasia e Gondwana.
Ciò che oggi rimane è un fondo ossificato, l’immenso scheletro di un gigante preistorico prosciugato. Uno dei luoghi in cui questo oceano fossile dispiega le sue spettacolari scenografie è la Palude Salata di Tuzbair. La zona è una delle grandi attrazioni della regione del Mangystau e chi non l’abbia vista almeno una volta fa fatica a immaginarsela.
Il Tuzbair è infatti uno sconfinato Salar de Uyuni, in Bolivia, con l’aggiunta di pinnacoli rocciosi, gole e falesie, che non stonerebbero nel Grand Canyon americano.
Bizzarrie geologiche, accostamenti cromatici sorprendenti, pareti rocciose modellate dalla fresa dei venti si succedono uno dopo l’altro. Rosa, giallo, marrone, verde e su tutti il bianco accecante del sale lasciato dall’evaporazione dell’acqua sono i colori delle tavolozze rocciose di queste steppe semiaride, di queste hammade, di queste distese di gesso e calcare, che si sbriciolano un poco ogni giorno, scendendo in giganteschi gradini geologici fino sul fondo dell’antico oceano, di cui oggi sopravvivono solo il Mar Nero, il Mar Caspio e il Lago di Aral.
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