Tibet

 

Una antica leggenda narra che un immenso oceano occupava la zona dell’attuale Tibet e quando le sue acque si ritirarono apparvero una scimmia ed una rozza orca. La scimmia, simbolo della saggezza, ebbe compassione dell’orca e dalla loro unione nacquero sei figli da cui discese la razza tibetana. La realtà storica insegna invece che la razza tibetana appartiene al gruppo etnico mongolo e discende quindi da tribù nomadi provenienti dal nord chiamate Qiang che si stabilirono nelle alte valli fluviali del Tibet.
Le variegate tribù raggiunsero una vera entità politica unitaria solo intorno al VII secolo d.C. Distribuiti nell’attuale regione autonoma del Tibet, del Qinghai, del Sichuan e del Gansu i Tibetani dovrebbero essere circa sei milioni di individui, importante è evidenziare che il nomadismo viene ancora praticato da circa il 25% della popolazione mentre il restante 75% é sedentario e vive di agricoltura.
Sono presenti quindi differenti aspetti e condizioni di vita che hanno però in comune la profonda fede nel buddhismo.
Intraprendere un viaggio attraverso il Tibet, una delle regioni più impervie e dal punto di vista paesaggistico più belle del pianeta, non può in alcun modo prescindere da una conoscenza almeno superficiale della cultura e delle tradizioni della popolazione di quella regione oltre l’attuale situazione politico-religiosa poiché esse hanno una parte davvero rilevante nella comprensione di un paese e di una cultura a noi estranee.

 La religione buddhista é infatti una componente fondamentale nella società tibetana che si riscontra ovunque: nei numerosi monasteri ancora attivi, nei monumenti, nella religiosità della popolazione.
A questo dato di estremo interesse si oppone l’attuale situazione politica del Tibet: nel 1959 a seguito dell’invasione cinese il Tibet non é più uno stato indipendente ma una colonia del vasto stato cinese.
Alla dipendenza politica ha fatto riscontro anche un vile tentativo da parte delle truppe e dei dirigenti cinesi di omologare e sottomettere la popolazione tibetana che si é concretato nella soppressione e persecuzione delle pratiche religiose che hanno una parte così importante all’interno del Tibet. Numerose furono le distruzioni di luogi sacri e gli eccidi di massa che si verificarono durante la così detta “rivoluzione culturale” che prostrarono l’intero paese per parecchi anni. Solo attualmente una cauta apertura del governo autoritario e centralista cinese ha permesso la ricostruzione di alcuni edifici e la riapertura delle frontiere al turismo estero. A nulla sono valsi gli sforzi del governo centrale cinese di sottomettere e omologare il Tibet e i tibetani agli schemi e alla cultura della Cina comunista.
I tibetani, una popolazione forte e fiera, legata ad una cultura religiosa di grande intensità hanno resistito: se pur prostrati, non si sono inginocchiati di fronte ad un potere ed una cultura che non potevano appartenere loro ed hanno continuato ad opporre una resistenza pacifica che si concreta nel modo più evidente nelle infinite bandierine di preghiera che sventolano ovunque a testimonianza della fede dei tibetani e che nessun potere politico o militare che sia potrà mai fermare. L’imbecillità’ delle guardie rosse si rivelò senza limiti, si calcola che siano stati spogliati e ridotti in macerie qualcosa come 6.500 monasteri e luoghi di culto. I dati forniti dai monaci parlano inoltre di circa unmilioneduecentomila vittime, vale a dire oltre un sesto della popolazione originaria.
I Cinesi, ovviamente, giustificano la loro presenza in Tibet non come un’invasione militare ma come una riconquista di una parte integrante dell’antico impero celeste.
Guida Tibet
Tibet
Tibet di Massimo Bocale e Piera Borghetti


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