Paese di miti e leggende, Paese di fiabe. In Bhutan le tradizioni e la cultura locale, tramandate per via orale di padre in figlio, sono sopravvissute e sono state custodite gelosamente, facendo di questa terra nascosta tra le alte montagne una culla di mistero e di fascino. Un vero e proprio Shangri-là in cui è ancora possibile stupirsi e dove si riesce persino a credere a quello che ci viene raccontato.

Già il nome con cui i Bhutanesi chiamano il loro Regno dice tutto: la Terra del Drago. Lo stesso drago raffigurato sulla bandiera ufficiale, sulle pareti delle costruzioni, civili e religiose, sugli aerei della compagnia nazionale.
Ovunque.
Draghi cavalcati da santi buddisti per sconfiggere gli spiriti maligni che infestavano vallate e montagne, come la Tigre con cui Guru Rimpochè arrivò in quello che ancora oggi è il monastero più spettacolare del Bhutan.

Ma non solo draghi. Basti pensare al takin, l’animale nazionale del Paese. La mitologia locale racconta che quando il “Folle divino”, il grande lama venerato dalla popolazione locale, giunse qui gli fu chiesto dai fedeli di mostrare i suoi poteri magici. Lui, dopo aver abbondantemente pasteggiato con una capra e una mucca intere, prese la testa della prima bestia e la infilzò sulle ossa della vacca, ordinando al nuovo animale di andare a pascolare sulle montagne.
Guardare il takin, per credere…

In un Paese così, è evidente che anche lo Yeti, qui chiamato Migoi, non solo esista, ma abbia caratteristiche particolari che lo differenziano dai suoi fratelli che vivono negli altri Stati himalayani. Fisicamente è simile, ma il Migoi ha il potere di rendersi invisibile (questo spiega perché quasi nessuno lo abbia mai avvistato) e ha i piedi girati al contrario affinché le sue orme confondano eventuali inseguitori.

Tornando alle figure che decorano le case del Bhutan, stupiscono ma non scandalizzano gli enormi falli rossi accanto alla porta d’ingresso. Attenzione, qui non sono auspicio di fertilità come si potrebbe immaginare, ma simboli di devozione al “Folle divino”, famoso anche per le sue imprese sessuali.
Servono, naturalmente, a tenere lontani gli spiriti maligni.

Concludiamo raccontandovi la fiaba dei quattro amici, che tutti i bambini bhutanesi conoscono.
Una scimmia, un elefante, un coniglio e un pavone un giorno decidono di unire le loro forze per garantirsi una bella scorta di frutta. Il pavone trova un seme e lo pianta, il coniglio lo annaffia, la scimmia lo concima e l’elefante fa la guardia.
L’albero cresce talmente tanto che i frutti sono troppo in alto per poter essere raggiunti. I quattro amici non si perdono d’animo e, salendo uno sulla groppa dell’altro, riescono a cogliere persino i frutti più lontani. Un esempio di una inedita ed efficace cooperazione che è possibile trovare raffigurato su numerosi edifici in tutto il Paese.

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