Accompagnati da un cielo bizzarro, con nuvole cumuliformi temporalesche alternate a sprazzi di azzurro intenso, ci dirigiamo verso sud, risalendo il corso di questo affluente dello Yarlung Tsangpo. Raggiunta Nedong l'autista prende la pista a sinistra, a tratti fangosa e scivolosa, dello Yarlung Chu; dopo 7 km. si attraversa il villaggio di Trandruk. Le piccole abitazioni del villaggio, in tipico stile tibetano, sono disposte principalmente ai lati della strada e qui, per la prima volta, vediamo il simbolo di buon auspicio dipinto sulle porte d'ingresso che si affacciano sulla strada.
Raggiungiamo lo slargo antistante il monastero quando vediamo giungere dal fondo opposto del paese una folla di persone. La guida ci dice che siamo fortunati perché si tratta della festa per il buon raccolto, legata al calendario lunare, che si celebra una volta all'anno nel periodo a cavallo tra fine luglio e inizio agosto. Non perdiamo tempo e velocemente andiamo incontro alla folla; la processione inizia con una doppia fila di monaci con il caratteristico cappello giallo (tagdroma) della setta Gelugpa che issano verso il cielo dei gagliardetti, quindi seguono altri monaci che accompagnano la processione suonando i nga-chung (tamburi), le dung-chen (trombe) e gyaling (piccole trombe); seguono quindi moltissimi uomini che recano altri gagliardetti, poi la folla che alterna ragazzine che portano sulle spalle ceste contenenti le offerte per il monastero e fedeli vestiti da festa.
Trovarsi di colpo in un caos del genere é un'esperienza che colpisce e frastuona anche per l'atmosfera di euforia che satura l'ambiente.
La festosa processione snodandosi ci spinge nel cortile interno del monastero che dopo pochi minuti e saturo di gente. Qui inizia la cerimonia vera e propria: i partecipanti compiono vari giri intorno al cortile, cadenzando la marcia con canti e suoni; per terminare con la consegna delle offerte alle numerose divinità che si trovano all'interno del monastero.
A questa festa partecipano tutti gli abitanti dei villaggi della piccola valle; le donne indossano il vestito tradizionale, che in occasione della festa é sicuramente il più bello, adornato in caso che la donna sia sposata da un pang-den (grembiulino) dalle 12 vivaci righe orizzontali; l'acconciatura, come al solito, é arricchita da nappe colorate intrecciate insieme ai capelli. Dopo circa un'ora lasciamo la festa non prima di aver osservato un gruppo di soli uomini, piuttosto alticci, che cantano e danzano in circolo, sbandando pericolosamente: in genere nelle feste tibetane si beve il chang, la birra locale, che si ottiene dalla fermentazione dell'orzo.
Aumentando la gradazione alcolica del chang si ottiene un'ottima acquavite distillata, limpida come l'acqua, che prende il nome di arrak.
Il monastero di Trandruk, unitamente al Jokhang ed a Samye, é uno dei tre monasteri reali del Re Trisong Detsen che visse nel VIII sec. d.C..
Al secondo piano é conservato sotto teca un thangka realizzato con 30.000 perle a cui é legata un'antica leggenda: un monaco ritornò dall'India con una statua di rame raffigurante Buddha questa aveva il dono della parola.
All'arrivo, la statuina, vedendo la regina si sorprese e le disse che era molto bella, essa pensò allora di ringraziarla adornandola con dell'oro.
La statuina si stupì tanto del gesto che perse la parola. La regina mortificata pensò che il silenzio fosse un rimprovero, si tolse la corona e usò le perle incastonate per far realizzare questo pregiato thangka. Durante i secoli il monastero subì forti trasformazioni ed ampliamenti, fu gravemente danneggiato dalle guardie rosse durante la rivoluzione culturale e venne ricostruito nel 1988.
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| Lasciamo il monastero di Trandruk e dopo altri 5 km. di pista ci appare all'orizzonte, appollaiato come un nido di aquila in cima
ad uno sperone di roccia, la suggestiva sagoma del palazzo di Yumbu Lagang: si tratta della più antica costruzione fortificata del
Tibet. Edificata per il primo re Yarlung, intorno al VII sec. venne trasforma ta in monastero.
Anche questa struttura subì, durante la rivoluzione culturale, la stessa sorte di distruzione e venne quasi completamente ed abbastanza
fedelmente ricostruita intorno al 1983.
La pista, prima di arrivare a Yumbu Lagang, corre in lunghi retti13 linei sul vasto fondovalle verde dello Yarlung Chu, completamente coltivato ad orzo ed ombreggiato da betulle, attraversa quindi il villaggio di Yumbu Lagang anche esso costruito in tipico stile tibetano. Arrivati alla base dello sperone roccioso un sentiero si arrampica fino all'entrata del palazzo-monastero.
La salita non é impegnativa e si rivela solo forse un poco faticosa a causa del nostro ancora non completo adattamento all'altitudine. Durante le provvidenziali soste ammiriamo il panorama, splendido nel contrasto tra l'impervia cornice di montagne aride e il dolce tratto di pianura che rende viva e gradevole una tavolozza altrimenti grigia.
La vista aerea del villaggio ci permette di capire come sono strutturate le abitazioni: all'interno di ogni casa, tra l'ingresso e l'abitazione vera e propria e il ricovero coperto per gli animali é sempre interposto un piccolo cortile.
Una volta superato l'ingresso principale del monastero il camminamento esterno passa davanti alle grandi ruote di preghiera sotto le quali si trovano ammonticchiati moltissimi "tsa-tsa", formelle di terracotta che raffigurano divinità e che vengono offerti dai pellegrini che li acquistano dai venditori ambulanti che stazionano fuori dai monasteri. Il palazzo non é molto grande e comprende la cappella gelugpa al
piano terreno che accoglie le immagini dei più importanti ed antichi re tibetani con al centro il Buddha Sakyamuni e, al piano superiore, in un'altra cappella viene raffigurato il santo patrono del Tibet: Avalokiteshvara.
La torre del monastero, alta circa 11 metri, caratterizza l'edificio dandogli l'aspetto di fortezza, oggi é adibita a cappella ed é abitata da timidi monaci dai quali abbiamo ricevuto una calorosa accoglienza.
Ci viene mostrato uno strano strumento che serve per cucinare: delle parabole che quasi avvolgono la pentola sfruttano i raggi solari per produrre calore. A posteriori possiamo affermare che l'insieme di Yumbu Lagang é stato, tra i luoghi visitati, uno dei più interessante sia dal punto di vista scenografico che storico.
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