La prima parte di questa tappa percorre a ritroso il tratto Gonggar-Tsetang non calcolando la piccola variante provocata da una frana di fango che ci ha bloccati per circa due ore. Durante questa snervante attesa abbiamo potuto constatare che la quasi totalità delle auto private trasportano o militari o civili cinesi.
A 55 km. da Tsetang una pista sulla sinistra entra nella valle del fiume Jachi per raggiungere dopo circa 18 km. il monastero di Mindroling completamente restaurato dopo essere stato in parte distrutto con la dinamite durante la rivoluzione culturale.
Colpiscono a prima vista le splendide mura in pietra marrone dell'edificio centrale che ospita una sala con una grande immagine di Sakyamuni.
Ritorniamo sulla strada principale dove, 25 km. a ovest dall'aeroporto, un moderno ponte attraversa lo Yarlung Tsangpo; i parapetti sono coperti da stoffe e pergamene colorate su cui i Tibetani hanno iscritto le loro preghiere che la tradizione vuole sia il vento, soffiando, a recitarle.
Dopo questo punto, la strada percorre la riva nord dell'altrettanto affascinante fiume Kyi Chu o Lhasa River che bagna e ravviva una valle, arida per noi, ma fertile e generosa per i Tibetani; le piccole case all'ombra delle betulle sembrano buttate li per caso, con quei tetti piatti e con quelle finestre dagli stipiti colorati, contribuiscono ancora di più a disegnare l'originalità del luogo.
A 16 km. da Lhasa visitiamo il monastero di Drolma Lakhang in Netang uno dei meglio conservati del Tibet e risparmiato durante le devastazioni della rivoluzione culturale su esplicita richiesta del Bangladesh, luogo natale del maestro indiano Atisha, ai cui discepoli si deve la fondazione nel XI sec. di questo monastero.
Una grande scultura di Buddha, visibile dalla strada, ed incisa su una parete rocciosa indica l'ormai prossimo arrivo a Lhasa.