30 luglio 2010

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Tibet - Oltre l'Himalaya di Massimo Bocale e Piera Borghetti
Sommario Itinerari 1° tappa 2° tappa 3° tappa 5° tappa 7° tappa
  Morfologia   Gonggar - Tsedang Tsedang - Lhasa Lhasa - Ganden Gyantse - Shigatse Shegar - Nyalam
  Qualche numero   Valle dello Yarlung Chu Lhasa 4° tappa Shigatse 8° tappa
  Cartina   Monastero di Samye I grandi monasteri intorno a Lhasa Lhasa - Gyantse 6° tappa Nyalam - Zhangmu
  Curiosità       Gyantse Shigatse - Shegar  
  Popolazione            

Monastero di Samye:

Il nostro terzo giorno in Tibet, in cui abbiamo come obbiettivo il monastero di Samye, inizia con un mattino piovoso. Le nuvole nascondono le montagne che contornano la valle dello Yarlung Tsangpo, l'immenso fiume che ci prepariamo ad attraversare; durante questo periodo, caratterizzato da un clima di tipo monsonico, la sua larghezza é di circa 4 km. e la sua portata é quasi raddoppiata rispetto a quella dei periodi asciutti: ciò significa rotture frequenti di argini e dannosi ed inevitabili smottamenti.
Partiamo da Tsetang alle 8 del mattino per arrivare prima delle 9,30, ora di partenza, del traghetto che fa la spola tra le due rive; si tratta della località di Tong-sho un luogo abbandonato e trascurato tanto da sembrare sorto per caso e che non ha certo l'aspetto di un punto d'imbarco.
I traghetti sono delle grosse barche in legno dal fondo piatto che trasportano, esposti alle intemperie seduti su traverse, circa 30 passeggeri; occasionalmente vengono traghettate anche vetture, sistemate trasversalmente rispetto all'asse della barca e in equilibrio su delle travi che sporgono dai bordi; ci chiediamo con ilarità se mai toc14 cheranno l'altra sponda e lo stesso interrogativo é valido per le barche passeggeri.
Dopo circa un'ora e venti minuti di navigazione con corrente al lasco raggiungiamo la sponda nord del fiume dove ci trasbordano direttamente dalla barca nel cassone di un camion che, al nostro arrivo, si é accostato.
Occorrono altri 30 minuti di sballottamenti, salti e scossoni, dove solo il camion si sente a suo agio, per raggiungere il monastero che si trova nel cuore di un minuscolo villaggio. Questo tratto di pista é caratterizzato da grigie e maestose dune di sabbia tipiche di un paesaggio desertico che sono state formate da accumuli di materiali depositati dal fiume che il vento modella negli anni a proprio piacimento.
Nel piazzale lastricato antistante il monastero i poveri passeggeri vengono finalmente, fatti scendere.

Per accontentarci il sole, che per ore si é divertito a nascondersi dietro le nubi, torna ad illuminare la facciata di questo importante monumento asciugandoci, finalmente, da tanta umidità. Le maestose bianche mura del monastero contrastano con la povertà del mondo che lo circonda e in modo particolare risalta il portale principale dove si trova la stele che contiene nella sua iscrizione il proclama del Re Trisong Detsen che dichiara il buddismo religione di stato.

Samye fu fondato nel 770 d.C. e fu il primo monastero costruito in Tibet; la sua forma di mandala ricorda che venne costruito copiando il grande monastero di Odantapuri, sito nell'India del Nord. La forma del mandala rappresenta anche la concezione buddista dell'Universo con un tempio centrale che simboleggia il Monte Sumeru, la montagna al centro del Cosmo.
Durante la sua lunga e tormentata storia venne più volte restaurato a seguito di ripetute aggressioni e saccheggi: l'ultima ricostruzione fu iniziata nel 1984 a seguito della inevitabile distruzione perpetrata dai cinesi.
A testimonianza di quanto sopra due fotografie incorniciate si trovano all'ingresso, esse rappresentano il monastero prima e dopo la ricostruzione.
L'edificio centrale denominato Utse, é una costruzione a più piani di diverso stile (tibetano, cinese, indiano); i monaci in preghier a rendono ancora più suggestiva l'atmosfera interna della grande Sala dell'Assemblea dominata da statue di Atisha e di due seguaci. Il suono magico del nga-chung si affievolisce mentre ci allontaniamo per salire ai piani superiori per visitare varie cappelle dove sono custoditi, sia interessanti affreschi antichi restaurati di recente, sia varie statue di Sakyamuni e Shantarakshita, primo abate di Samye.
Alla fioca e calda luce delle lampade a burro di yak, nella Cappella dei Mille Buddha, un lama legge antiche pagine di Kangyur.
Ci fermiamo in un angolo, in silenzioso rispetto, ad assistere all'alternarsi della lettura e del movimento ritmico delle mani che a volte impugnano gli oggetti rituali quali il "dorje", che simboleggia la folgore e rappresenta la compassione, o il "drilbu", la campanella che simboleggia la saggezza: questi oggetti, usati insieme, indicano le due primarie qualità dello stato di illuminazione. Sul tetto del tempio si può osservare uno dei simboli più antichi della religione buddista, si tratta della "ruota dell'istruzione con le gazzelle in ascolto" che Buddha stesso mise in movimento con il suo primo sermone tenuto nel parco delle gazzelle di Sarnath.