Il tempo questa mattina non ci é certo favorevole, nubi nere e basse cambiano completamente il maestoso e dolce panorama che tanto ci aveva esaltato il giorno precedente.
La pista corre in lunghi rettilinei ed é resa più fangosa che mai dalle piogge monsoniche che si riversano copiose in questo periodo dell'anno.
Poco dopo l'uscita da Gyantse un bivio sulla sinistra indica la direzione per il Sikkim (India), noi invece continuiamo a seguire la pista per Shigatse e dopo 19 km. raggiungiamo il monastero di Drongste che domina la strada che stiamo percorrendo dalla cima di una collina sulla sinistra. Il monastero é appena stato ricostruito e dato che raramente viene visitato, al nostro arrivo, troviamo il portone chiuso.
I monaci ci accolgono calorosamente, ci conducono nelle varie sale ed al piano superiore per mostrarci i dipinti della nuova Sala dell'Assemblea. Il monaco vista la nostra curiosità e l'apprezzamento per gli affreschi ci spiega che vengono eseguiti da un
bravo artista tibetano di Lhasa che saltuariamente dipinge nei monasteri.
Riprendiamo la scivolosa pista per Shigatse e dopo 58 km. raggiungiamo un bivio: sulla sinistra, a circa 4 km., si trova il monastero di Shalu.
Lungo questo ultimo tratto di strada notiamo che le scritte delle preghiere impresse sulle pareti delle montagne sono realizzate con pietre bianche e formano lettere alte anche due metri in modo da poter essere viste da lontano; questo tipo di preghiera é un atto di
devozione profonda che da merito a chi la realizza e benedizione a coloro che la leggono.
La pista per il monastero di Shalu in alcuni tratti passa lungo il letto di un fiume e in molti periodi dell'anno é impossibile da raggiungere; ma nel nostro caso, nonostante le piogge, la fortuna ci assiste e riusciamo a raggiungere il piccolo villaggio dominato dal monastero che fu eretto nel XI sec.: la cosa che colpisce di più a prima vista sono i suoi tetti in stile mongolo rivestiti con tegole verdi smaltate e gli alberi di ginepro che crescono nel cortile principale. Durante la rivoluzione culturale fu distrutta la parte tibetana del monastero che conteneva i preziosi manoscritti tradotti dall'abate Buton.
Al nostro arrivo nella Sala delle Riunioni alcuni monaci stanno realizzando delle sculture plasmando con le dita lo tsampa in modo da ottenere delle immagini da offrire alle divinità durante le cerimonie. Lo Tsampa é un alimento base della dieta tradizionale tibetana; si tratta di una farina che viene ottenuta macinando i chicchi di orzo tostati che può essere consumata o con l'aggiunta di burro o di the e rappresenta per i nomadi, specialmente durante la stagione invernale, l'unico sostentamento sufficientemente calorico e nutriente: viene portato appresso in comodi sacchetti di pelle.
Visitiamo il caratteristico villaggio agricolo che sorge intorno al monastero; donne e bambine trasportano gerle colme di erba, raccolta nei campi che servirà per nutrire gli animali e fascine d'orzo che verranno poi fatte seccare al sole.
Grazie all'irrigazione artificiale, si é ben sviluppata la cultura intensiva di diverse varietà di orzo, l'aratura viene effettuata nel mese di marzo-aprile ed é considerato un lavoro maschile, mentre la semina é considerata un lavoro femminile: ad altitudini così elevate il raccolto avviene nei mesi di luglio o agosto.
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