30 luglio 2010

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Tibet - Oltre l'Himalaya di Massimo Bocale e Piera Borghetti
Sommario Itinerari 1° tappa 2° tappa 3° tappa 5° tappa 7° tappa
  Morfologia   Gonggar - Tsedang Tsedang - Lhasa Lhasa - Ganden Gyantse - Shigatse Shegar - Nyalam
  Qualche numero   Valle dello Yarlung Chu Lhasa 4° tappa Shigatse 8° tappa
  Cartina   Monastero di Samye I grandi monasteri intorno a Lhasa Lhasa - Gyantse 6° tappa Nyalam - Zhangmu
  Curiosità       Gyantse Shigatse - Shegar  
  Popolazione            

Gyantse:

Gyantse é stata la città in cui abbiamo ritrovato quello che nella nostra immaginazione doveva essere lo stile di vita tibetano prima dell'invasione cinese. Il quartiere storico é attraversato da un lungo viale in terra battuta da cui partono decine di vicoli stretti e fangosi sui quali si affacciano tipiche case tibetane a due piani. Percorriamo varie volte a piedi questo lungo viale animato da un continuo viavai di cavalli, carretti e viandanti che ci danno la suggestiva illusione di vivere nell'antico Tibet.
Il viale é contornato da bianche case a due piani: il piano terra é adibito a seconda dei casi a negozio o come stalla, mentre al piano superiore si trova l'abitazione.

L'ingresso e le finestre, disposte in armoniosa successione, sono contornate da ampi bordi neri e coperte con tende bianche che hanno il pregio di lasciare passare la luce e di riparare dall'aria; i tetti piani sono delimitati da torrette sulle quali vengono infilati rami secchi con legate le colorate bandierine di preghiera. La giornata, soleggiata e abbastanza ventosa, ha attirato vari bambini sul viale per giocare con gli aquiloni che loro stessi con estrema perizia hanno realizzato con carta di giornale.

Questi bambini sono così abili che riescono a sfruttare le correnti ascensionali e a far viaggiare gli aquiloni molto in alto, tra il blu intenso del cielo e il bianco latte delle nuove nubi: gli aquiloni, illuminati dal sole e agitati dal vento, sprigionano un'euforia di libertà tale da sembrare che il sottile filo che li governa non li condizioni più di tanto. Ai lati del viale ci si presentano incessantemente scene di vita quotidiana: il contadino che munge una mucca, l'artigiano che lavora nella propria bottega, l'addetto all'agenzia di collocamento che con quella sua aria d'importanza sceglie giornalmente dall'ordinata e speranzosa fila di operai quelli che verranno assunti.
In fondo al viale é visibile il grande complesso del monastero del Pelkor Chode e dello stupa Kumbum, dominato dalla splendida cornice di monti aridi che ad anfiteatro lo proteggono naturalmente e circondato dalle imponenti mura sorte lungo la loro dorsale per proteggerlo militarmente. La vasta area racchiusa dalle mura é spiegabile probabilmente dal fatto che, all'interno di questo recinto, un tempo sorgevano monasteri con una caratteristica del tutto particolare: gli edifici appartenevano a tre differenti ordini buddisti.

Una volta superato l'ingresso ci troviamo in una ampio piazzale con di fronte il rosso monastero di Pelkor Chode e sulla sinistra il grandioso Kumbum stupa che si sviluppa su cinque piani concentrici ed é sormontato da una cupola dorata sotto la quale risaltano quattro paia di occhi che guardano nelle quattro direzioni cardinali. Come in quasi tutti i monasteri tibetani anche in questo troviamo strani branchi di cani rognosi e ringhianti che scopriamo rappresentare la reincarnazione di quei monaci che non appresero la dottrina e quindi non salirono la scala karmica. Visitiamo quindi il Pelkor Chode, la cui fondazione risale nel 1418.

Nell'ingresso ammiriamo i guardiani delle divinità il cui culto risale alle vecchie credenze bon e che il buddismo integrò nella propria dottrina trasformandole in entità protettrici; proseguiamo la visita passando attraverso la Sala dell'Assemblea che contiene le immagini dei tre Buddha: Marmese, il buddha del passato, Sakyamuni, il buddha del presente e Jampa, il buddha del futuro. Di fronte alle immagini sacre in genere si trovano delle coppette in argento o rame piene di acqua; sono delle offerte comuni nel Tibet poiché l'acqua, con la sua semplicità, rappresenta l'uguaglianza tra tutti i devoti qualunque sia la loro origine.

Finalmente la nostra guida riesce a convincere un monaco a mostrarci un libro antico e lo stesso, pur con ritrosia causata dalla paura di ritorsioni, ci racconta come questi documenti vennero nascosti durante la rivoluzione culturale nelle zone impervie delle montagne per evitare la loro distruzione.
Visitiamo inoltre le varie cappelle situate alla sinistra della Sala dell'Assemblea ed al piano sovrastante, in una di queste i monaci ci hanno offerto le "pillole di lunga vita": cariche dell'energia vitale del lama esse vengono realizzate con tsampa e burro di yak.
Prima di lasciare il monastero visitiamo la cappella tantrica, situata al piano terreno vicino all'ingresso che abbonda di statue di divinità e che contiene, appese a delle travi, le maschere che vengono utilizzate nelle danze durante la festa dell'esposizione annuale del thangka; nell'anticamera di questa cappella suggestivi affreschi rappresentano la morte e il funerale a cielo aperto che non siamo riusciti ad osservare in precedenza.

A sinistra del monastero visitiamo lo stupa Kumbum, che non ha eguali nel mondo. Il grande edificio é costruito a forma di mandala con 108 facce ed é composto da 112 cappelle riccamente affrescate, molte delle quali aperte ai fedeli; il percorso all'interno della struttura si svolge in senso orario e ripidissime scale, con alzate impossibili ed unte di burro, mettono in comunicazione un piano con l'altro.
Gran parte delle cappelle sono state recentemente restaurate perché danneggiate dalle guardie rosse, mentre in altre i dipinti murali hanno resistito egregiamente negli ultimi seicento anni. Nelle prime ore del pomeriggio saliamo a piedi al Dzong che si trova sulla sommità di una montagnola granitica; la salita é breve ma molto faticosa dato che in poca strada si supera un dislivello di circa 150 metri.
Visitiamo tutti gli edifici del forte fino alla torre di vedetta compreso il piccolo museo e le prigioni. La cosa più straordinaria é la splendida veduta aerea dell'anfiteatro di montagne che cullano il monastero e lo stupa circondato dalle immense mura, del villaggio di Gyantse e dell'ampia valle del Nyang Chu.