La prima maestosa immagine che ci si presenta dal finestrino del Boeing 757 della China Southwestern Airlines partito da Kathmandu (Nepal) é l'imponente catena dell'Himalaya dalla quale svetta in tutta la sua bellezza il maestoso Everest, chiamato dai tibetani Chomolungma e dai nepalesi Sugarmatha, che con i suoi 8.848 metri é il monte più alto della terra. Dopo circa 40 minuti di volo si entra da ovest nell'ampia valle dello Yarlung Tsangpo (Bramaputra) per atterrare, sorvolando a bassa quota le acque limacciose del fiume, all'aeroporto di Gonggar incuneato a quota 3.572 metri tra l'ampio fiume e la falesie delle montagne a sud. Inizia così il nostro viaggio, dopo una emozionante e panoramica discesa e un'incredibile accoglienza burocratica.
All'uscita dall'aeroporto troviamo la guida tibetana che ci accompagnerà per tutto il viaggio fino al confine Nepalese.
La ragazza ci offre una bottiglia di acqua ed un pacchetto di biscotti, quindi, superati i normali convenevoli saliamo sulla splendida Toyota Land Cruiser che supererà egregiamente le impervie e fangose piste himalayane.
La nuova strada asfaltata che ci conduce da Gonggar a Tsetang passa lungo il lato sud della valle del Bramaputra in un susseguirsi di ampie curve tra le aride montagne e il fragile argine del fiume, superando di tanto in tanto minuscoli villaggi in cui le scene campestri si ripetono immutate da secoli.
É il periodo della trebbiatura, le donne ripetono continuamente e ritmicamente lo stesso movimento per liberare il chicco d'orzo lanciandolo verso il cielo affinché il
vento spazzi via la pula e la paglia.
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| L'aria, a queste altitudini, é limpida e tersa, la luce é così intensa che i contorni delle cose sembrano più incisi e i colori più forti.
Il cielo che ci accompagna in questo primo tratto ci stupisce per il suo blu profondo e per il bianco accecante delle nubi contorte che vi si accavallano, abbracciando fino a nascondere le alte cime delle montagne.
Lungo questo percorso non ci sarà possibile visitare tutti i monasteri classici o rurali per ovvia mancanza di tempo, ma, anche se ne avessimo disposto, sarebbe stato indispensabile fare aggiungere le varianti all'originario permesso per il percorso che ci era stato accordato dalle autorità cinesi dal posto di polizia di zona; é infatti vietato modificare l'itinerario a proprio piacimento. Tsetang, situata a quota 3.550 metri, é la seconda città dopo Lhasa della regione dell'U.
La città ha un impianto urbanistico moderno, dalla vie squadrate e dalle anonime case in cemento che ne rivela la recente ricostruzione da parte del governo cinese. Alla periferia della città ci sono luoghi di modesto interesse turistico quali il monastero di Tsetang, gravemente danneggiato dalle guardie rosse, il monastero di Sang-ngag Zimche e il monte Gangpo Ri, luogo in cui, secondo la leggenda, ebbe origine la razza tibetana, fu infatti su questo monte che avvenne l'incontro tra la scimmia e l'orca da cui nacquero i sei figli antenati dei tibetani.
La prima giornata in Tibet termina al Tsetang Hotel e ci meraviglia osservare che qui decine di turisti si portano appresso uno strano cuscinetto in tela gommata: solo più tardi, a Lhasa, scopriremo che il "cuscinetto" contiene ossigeno e viene rilasciato, dietro richiesta, alle persone che hanno difficoltà di respirazione dovuta all'altezza.
Restiamo a Tsetang due giorni per visitare la valle dello Yarlung Chu e Samye. |