05 febbraio 2012

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Tibet - Oltre l'Himalaya di Massimo Bocale e Piera Borghetti
Sommario Itinerari 1° tappa 2° tappa 3° tappa 5° tappa 7° tappa
  Morfologia   Gonggar - Tsedang Tsedang - Lhasa Lhasa - Ganden Gyantse - Shigatse Shegar - Nyalam
  Qualche numero   Valle dello Yarlung Chu Lhasa 4° tappa Shigatse 8° tappa
  Cartina   Monastero di Samye I grandi monasteri intorno a Lhasa Lhasa - Gyantse 6° tappa Nyalam - Zhangmu
  Curiosità       Gyantse Shigatse - Shegar  
  Popolazione            

Curiosità:

Strumenti musicali
vi sono numerosi strumenti musicali caratteristici tibetani: i dung-chen lunghe trombe che emettono suoni dalle tonalità particolarmente basse e vengono usate dai monaci durante le cerimonie; i gya-ling piccole trombe che emettono note alte; i kangling un altro tipo di tromba ricavato dai femori umani che viene usata durante i riti religiosi allo scopo di prevenire ed esorcizzare, unitamente alle preghiere, gli spiriti dell'aria depositari delle gelate e della grandine temute minacce per i raccolti; la buccina, conchiglia bianca che viene suonata per tenere lontana la grandine e il dranyen la chitarra tibetana, suonata molto spesso dalle popolazioni nomadi, non rientrano negli strumenti religiosi a differenza del nga-chung: tamburo doppio usato dai lama che fa parte dei suoi oggetti sacri unitamente al dorje (folgore di bronzo) ed al tri-bu (campanella).

Saluto
un'usanza, ormai praticamente scomparsa dal costume tibetano, era salutare mostrando la lingua come forma di rispetto ad una persona socialmente superiore.

Matrimonio
se il matrimonio civile viene registrato, senza alcuna cerimonia speciale presso gli uffici statali, la cerimonia religiosa vera e propria é celebrata insieme a genitori parenti ed amici, danzando e spostandosi di casa in casa per circa tre giorni. Durante i festeggiamenti gli sposi vestono gli abiti tradizionali della loro etnia.
Anticamente, per mantenere uniti i patrimoni familiari, era largamente diffusa la poligamia, cioè un uomo sposava più sorelle e la poliandria, cioé una donna sposava tutti i fratelli di un'altra famiglia.

Cognomi
solo le grandi casate hanno un cognome, la restante popolazione ha solo il nome proprio.

Letti tibetani
la struttura é costituita da un parallelepipedo in legno decorato con pannelli a motivi floreali; sopra di esso vi é un materasso molto rigido ricoperto da un telo fantasia su cui viene appoggiato un pesante tappeto a motivi floreali tipici tibetani.
I cuscini anche essi molto rigidi sono ricoperti da tappetini identici a quelli del letto. Durante il giorno il letto viene usato come divano e solo alla notte lo si prepara per dormire stendendo sopra il tappeto il lenzuolo ed un uscino morbido oltre alle eventuali coperte.

Yak
l'animale più caratteristico della fauna tibetana é lo yak. Questo bue selvatico che può spingersi oltre i 6.000 metri é il mammifero che vive alle quote più elevate del pianeta. Sebbene sia addomesticato da circa 2.000 anni, lo yak ha ancora la fierezza dell'animale selvatico.
La caratteristica distintiva del maschio sono le grandi corna, esso ha una mole imponente: può raggiungere i tre metri di lunghezza e pesare anche 500 kg.; la femmina è 6 molto più piccola, pesa infatti circa 350 kg.. Il mantello può avere colori variabili dal nero al grigio anche se ogni tanto nasce un individuo completamente bianco; é formato da peli fitti e lunghissimi specie in corrispondenza del petto e dei fianchi: la folta pelliccia é un requisito indispensabile per sopportare temperature invernali rigidissime comprese tra i 40 e 50 gradi sotto zero. Lo yak é un importante fonte di sostentamento per le popolazioni dell'altopiano sia perché con la sua lana si fanno stuoie, coperte, tende e tessuti sia, soprattutto come indispensabile fonte di alimenti. La carne di yak compare su tutte le mense, si consuma fresca o affumicata; dal latte ricchissimo di proteine, si ricava un burro molto grasso e nutriente e una specie di yoghurt chiamato "curd".
L'animale viene abbattuto verso i dieci anni, il compito della macellazione, ritenuto infimo, é affidato a persone che appartengono ad una delle caste inferiori. Con la pelle si fanno cinghie, borse e le suole dei tradizionali stivali colorati tibetani. Oltre alla carne, alla pelle e al latte, si sfruttano anche le corna che servono da amuleti contro gli spiriti del male e le code che vengono utilizzate per adornare i monasteri. Gli yak sono soventi adornati con dei pompon rossi che servono per identificarli nelle giornate nebbiose. Gli yak selvatici sono quasi scomparsi dalla regione: ne rimangono solo circa 500 individui rifugiati nelle località più impervie dell'Himalaya.

Dzo
questo ibrido nasce dall'incrocio di un toro (bos taurus indicus, il comune bovino tibetano o zebù) e la femmina di yak. Solo le femmine di dzo sono feconde e questo fatto da adito a due possibilità: farle fecondare per continuare la generazione oppure usarle come produttrici di latte. Una delle caratteristiche dello dzo é la sua forza, infatti può portare carichi molto più pesanti dello yak; non solo, mentre lo yak si muove in mandria, lo dzo, che ha ereditato geneticamente il movimento dello zebù, si muove, come quello, in fila indiana: é questo un fattore indispensabile per le carovane che percorrono gli stretti sentieri che portano dagli alti pascoli ai bassopiani.

Clima
in Tibet il clima é di tipo continentale, con inverni molto rigidi ed estati brevi ma abbastanza calde con notevole escursione termica tra il giorno e la notte. Le precipitazioni sono scarse, tuttavia nei mesi estivi i monsoni riescono a scavalcare le montagne e a provocare notevoli piogge.

Problemi dell'alta quota
i sintomi del male di altitudine vanno dall'affaticamento, al respiro affannoso, alla nausea e al forte mal di testa. Per prevenirli é necessario riposare e stare tranquilli qualche ora dopo l'arrivo in alta quota e bere acqua. Ogni movimento deve essere compiuto più lentamente ed é molto importante curare l'alimentazione che non deve essere eccessiva. É consigliabile a coloro che soffrono di malattie cardiocircolatorie, ipertensione o problemi di circolazione di consultare il proprio medico. Per ogni informazione di carattere sanitario é consigliabile consultare l'Ufficio di Igiene del proprio Comune.

Orazio Olivieri
nacque nel 1680 a Pennabilli, nella Valmarecchia ai confini tra le attuali Romagna e Marche. Divenuto a vent'anni frate francescano nel convento dei capuccini di Pietrarubbia partì nel 1712 per il Tibet dove risiedette per trent'anni studiando la civiltà tibetana, la lingua e compilando il primo dizionario italianotibetano. Muore nel luglio del 1745 a Patan in Nepal. Le notizie e i resoconti di questo missionario sono conservate ancora oggi negli archivi della Propagande Fide a Roma.