E' obbligo per il viaggiatore andare alla scoperta della valle sacra di Wilcamayo, il rio del sole, chiamato oggi Urubamba. Il percorso piu' conveniente per raggiungerla e' seguendo la strada che porta da Cuzco a Pisac, Calca, Yucay, Urubamba, Ollantaytambo, in tutto 110 Km. circa. La valle non solo ha un clima gradevole, fertili coltivazioni e spettacolari scorci dei ghiacciai, ma offre soprattutto la presenza di vestigia storiche come le numerose fortezze che controllavano e difendevano questa zona da probabili invasioni delle genti della selva. Il fondo valle, largo da poche centinaia di metri a 1 o 2 Km, e' percorso dal fiume Urubamba, dalla strada che muore a Ollantaytambo e, nella parte finale, dalla ferrovia che porta a Machu Picchu. Il verde di questa valle e' dato dalle coltivazioni a "andenes" e da alcuni boschi di eucalipti, che hanno sostituito la vegetazione originaria costituita da alberi di "seibo" e "quena" e di cui ne rimangono pochi esemplari: una seiba nella piazza del mercato di Pisac, ed alcune quena nella zona di Chinchero.
Usciti da Cuzco, passiamo vicino alle sue fortezze (Sacsahuaman e Puca Pucara) e raggiungiamo Pisac dopo 33 Km di splendido percorso sull'altopiano a 3.500 m. di altitudine scendendo con ampi tornanti nella valle, 600 m. piu' in basso.
Ogni domenica, a Pisac, nella diroccata chiesetta, viene officiata la messa in quechua, mentre all'esterno opposto un chiassoso mercato anima la vita del paese. Pisac viene regolarmente raggiunta anche dalle comunita' piu' lontane: il mercato e' un turbinio di colori tra i quali solo l'occhio esperto dell'indiano che ci accompagna riesce a distinguere le varie comunita' quechua, soprattutto dal tipo di cappello che indossano le donne. Siamo riusciti a sapere, ad esempio, che le donne di Masca, Cotobamba, Viachia portano cappelli neri con frangia colorata, mentre le donne Quello-Quello hanno il cappello nero con brillantini e la frangia colorata. Le Indios sono solite indossare coloratissimi scialli (lliclia) annodati sul petto che usano per portare i bambini e gli oggetti piu' diversi.
Dalla piazza del paese parte un sentiero pedonale di 5 Km. che raggiunge in circa due ore i resti incaici di quella che, probabilmente, doveva essere una citta' fortificata; lo stesso luogo e' raggiungibile seguendo una strada asfaltata. Dall'ingresso del sito archeologico, una delle capitali imperiali piu' importanti, inizia un facile sentiero a mezza costa da dove si gode il panorama sulla valle dell'Urubamba. Proseguendo tra le caratteristiche andenes, incontriamo, prima delle postazioni di vedetta a picco sulla valle e, poco piu' sotto, l'antico villaggio.
Seguendo la salita arriviamo ai resti del tempio, al centro l'immancabile Inti Huatana (l'orologio solare), anche qui le pietre delle costruzioni sacre sono magistralmente tagliate e levigate. In questo luogo ancora oggi sono evidenti i ben conservati canali idrici, lunghi anche 8 Km, che garantivano il rifornimento alla citta'. Proseguiamo verso nord e dopo 18 Km. attraversiamo Calca, la piu' grande citta' della valle sacra, poco interessante se non come base di partenza per un trekking di 4 ore che porta alla "piccola Cuzco" (Huchuy Cuzco) ad un'altitudine di circa 3.500 m.. Continuando sempre in direzione nord incontriamo Yukay, dove si puo' vedere il palazzo dell'Inca Manco Sairy Tupac ed osservare interessanti esempi di architettura incaica ante e post conquista spagnola. Quindi a 40 Km. da Pisac raggiungiamo Urubamba, il centro piu' importante della valle stessa, dove confluisce la strada che arriva da Cuzco Chinchero: la cittadina e' dominata dal ghiacciaio Chicon e gode di un invidiabile clima temperato per tutto l'anno.
La strada termina a Ollantaytambo a circa 65 Km da Pisac, e' in questo tratto finale che il fiume si fa largo nella valle ormai stretta poche centinaia di metri.
La cittadina e' particolarmente graziosa, con vicoli stretti e case tipiche.
Queste hanno come basamento le antiche pietre Inca e, gli edifici, sono caratteristicamente raggruppati intorno ad un cortile comune con una sola uscita su strada.
Il nome di Ollantaytambo deriva da "Ollatay" capo militare della regione, che si era innamorato della principessa Cusi Ccoyllor-Estrella Alegre e, sfidando l'Inca Pachacutec contrario alla loro relazione, cadde in disgrazia e venne esiliato in questo luogo.
I quechua di questa zona, portano, sia uomini che donne, copricapi differenti dalle altre comunita': quello delle donne e' simile ad un cestino in feltro rosso con vari ricami all'interno, assicurato alla testa da un legaccio a volte impreziosito da perline bianche, mentre, quello dell'uomo, potremmo definirlo una paglietta con fascia colorata.
Poco lontano dalla plaza de Armas si raggiunge l'ingresso del complesso archeologico dove, nel 1536, si trincero' Manco Inca dopo la sconfitta inflittagli da Pizarro a Sacsahuaman, erigendo l'ultimo baluardo di resistenza contro i colonizzatori.
La fortezza non e' mai stata portata a termine e si trova sul colmo di una collina raggiungibile da erte scalinate che tagliano le andenes; grosse pietre gia' tagliate, squadrate e levigate giaciono abbandonate lungo le ultime andenes quale testimonianza della improvvisa interruzione dei lavori dovuta all'arrivo degli invasori spagnoli, esse vengono chiamate dagli indigeni "pietras cansadas": pietre stanche. La fortezza esprime il massimo della sua grandiosita' nel tempio solare, composto da sei monoliti in granito rosa alti mediamente 3,60 m.; in uno di questi si notano incisioni in rilievo a disegno geometrico.
Un camminamento a mezza costa della montagna conduce nell'area archeologica di piu' recente scoperta e da qui si scende verso il piano dove si trova l'elegante "bagno della nusta", una fonte ricavata da un monolite di granito grigio alimentata tutt'oggi da un limpido ruscello di acqua freschissima dove e' un piacere rinfrescarsi dopo le fatiche della salita.
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