30 luglio 2010

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Perù di Massimo Bocale e Piera Borghetti
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Quechua ieri e oggi:

L'attuale popolazione del Peru' e' costituita per circa il 45% dalla etnia quechua e da una minoranza aymara', sopravvisuti all'opera sistematica di saccheggio e di distruzione operata dagli Spagnoli in ben 300 anni di colonizzazione. Costoro sono i diretti discendenti della grande civilta' inca e in loro sono ancora vive le antiche tradizioni custodite e tramandate oralmente nei secoli e che tutt'ora fanno parte della quotidianita'.

Il Quechua, generalmente silenzioso e serio, vive la dura fatica di sempre con filosofia, ama le tradizioni e lo conforta sapere che non verra' mai tradito dalla Pachamama (la madre terra) e dal dio Inti (il sole), ha accettato la religione cristiana solo formalmente; la sua fede e la sua anima rimangono infatti pagane; questo connubbio forma un sincronismo religioso che non ha eguali al mondo e che procede su due linee parallele che non si fondono; da un lato c'e' Gesu' e la Madonna e dall'altro Wamani, il dio della montagna, e Pachamama, la madre terra. Il loro concetto religioso si vitalizza intorno alla contrapposizione fra "Hanan e Hurin", alto e basso. Il loro ambiente stesso e' la contrapposizione tra alto e basso: il cielo e la montagna sono hanan, e, le gole e la terra sono hurin; gli uccelli sono hanan, gli animali domestici sono hurin.

I ringraziamenti alla Pachamama, antica tradizione incaica, si ripetono continuamente nella vita di tutti i giorni, si rinnovano ogni qual volta bevono la chicha o mangiano il chuno oppure quando pongono offerte propiziatorie per chiedere la sua benevolenza.

La chicha e' una bevanda leggermente alcolica consumata gia' all'epoca degli inca che si ottiene dalla fermentazione del mais o della quinoa con acqua e miele e viene preparata artigianalmente: un lembo di stoffa colorato issato su una lunga pertica fuori dall'ingresso di una casa ne indica la vendita. Anticamente le donne anziane erano incaricate di questo compito, masticavano i grani di mais che poi venivano sputati in un vaso dove, grazie agli enzimi della saliva, fermentavano; l'impasto veniva allungato con acqua e travasato in un orcio per la fermentazione finale; il tenore alcolico aumentava con il trascorrere dei giorni.

Un altro caratteristico alimento ancor oggi in uso e' il "chuno", che si ottiene dalla disidratazione della patata e rappresenta uno dei tanti alimenti conservati gia' in uso presso gli inca. Essi avevano infatti elaborato raffinate tecniche di conservazione del cibo come appunto il chuno che si otteneva esponendo le patate al sole e alle gelate notturne per una decina di giorni, quindi venivano schiacciate perche' perdessero l'acqua residua e poi si facevano seccare al sole per altri dieci giorni.

Ancora oggi nei mercati andini si vende chuno blanco o negro, e moltissime altre qualita' di patate che servono per cucinare dei piatti la cui preparazione si mantiene inalterata dall'epoca inca.

Per l'indio il mercato e' un'ottima occasione per ritrovarsi, per bere la chicha, per discutere e per mangiare all'aperto seduti sulle panche della bancarelle che vendono cibo.

Il tutto in mezzo a pentole annerite dal fumo, all'odore acre della brace e del "cuy" arrostito: il porcellino d'india era il piatto tipico inca e fu addirittura rappresentato come cibo "dell'ultima cena" nel quadro che si trova esposto nella Cattedrale di Cuzco. Nel mercato altre vivandiere offrono insistentemente chi "el caldo de galina", chi dense minestre di quinoa o piccanti stufati, chi pannocchie bollite. La quinoa insieme al mais e' stata la base dell'alimentazione del popolo inca, veniva favorita la loro coltivazione sia per il valore energetico che per la facilita' della conservazione: e' un particolare cereale ricco di sali minerali, contiene il 15% di proteine e puo' essere coltivato sino alla considerevole altezza di 5.000 m. Il mercato e' anche un'orgia di colori, dove le donne mettono in bella mostra le loro gonne formate da almeno sette sottane sovrapposte dette "polleras", l'immancabile scialle coloratissimo e il copricapo in feltro detto "montera" che si ricollega all'usanza inca di distinguere dalle fasce che cingevano il cranio o dai beretti di lana gli appartenenti ai vari gruppi; con l'arrivo degli spagnoli le fasce furono sostituite dai cappelli in feltro. La casa dei popoli andini subi' un lungo processo di evoluzione fino alla configurazione di abitazione urbana con il nascere delle citta'; nelle campagne questa evoluzione fu piu' lenta, si adatto' alla vita economica dei campesinos e all'ambiente e vengono tutt'ora costruite in adobe, cioe' in mattoni crudi di argilla e paglia. In molte zone i tetti continuano ad essere rivestiti con paglia di paya brava, mentre nella zona di Cuzco vengono rivestiti con tegole di terracotta. Qui per celebrare la fine della costruzione, sono sistemati sul colmo del tetto una serie di oggetti simbolici paganeggianti: una piccola croce con la scala, una bottiglia contenente acqua benedetta e due buoi, i primi dovranno proteggere la casa dagli spiriti cattivi mentre i buoi dovranno portare l'abbondanza che veniva, prima dell'arrivo della religione cristiana, effigiata con il "conopo" strumento religioso di grande importanza rappresentante il lama.