In una calda mattinata, col sole a picco, visitiamo la penisola di Paracas, unica riserva Nazionale del paese. L'ingresso della riserva si trova dopo l'Hotel Paracas, subito dopo la strada si trasforma in pista; attraversiamo mutevoli paesaggi desertici, fatti di dune sospinte dal vento, alternate ad avvallamenti sabbiosi e scogliere a picco sul mare. Questi incantevoli paesaggi, in alcuni casi, sono resi
ancor piu' interessanti da curiosita' geologiche prodotte dalla natura come, ad esempio, la "cattedrale": un ardito arco di roccia e faraglioni che domina la piu' bella baia della penisola. I colori sfumati della sabbia e del mare, dal giallo al blu intenso rendono il paesaggio estremamente suggestivo. In questo mondo, di cosi' rara bellezza, gli unici abitanti stabili sono gli animali marini. Paracas e' infatti anche un paradiso per gli osservatori della fauna: si possono osservare e fotografare varie specie di uccelli come la sula, il cormorano, il pellicano e, con un po' di fortuna, persino il condor che dall'entroterra si spinge sulla costa in cerca di carcasse di animali, ma anche mammiferi marini quali le otarie e la rara lontra marina.
Sul versante nord della penisola si trova, inciso su una balza di arenaria rosa digradante dolcemente verso il mare, il famoso "candelabro": un geoglifo di origine sconosciuta il cui significato si ritiene che fosse quello di "faro" per i naviganti; altri ipotesi sostengono fosse la sagoma di un cactus, pianta sacra alla cultura Chavin, mentre, altre ancora affermano che simboleggiasse la costellazione della "Croce del Sud".
A Paracas non esiste un vero e proprio villaggio, ma un insieme di case residenziali allineate sulla costa nord, di tanto in tanto si incontrano piccoli porticcioli di pescatori, e imbarcaderi per le isole Ballestas.
L'imbarcadero piu' frequentato si trova all'Hotel Paracas, al centro di una bella e suggestiva baia.
La visita alle isole dura circa due ore: dopo circa 15 minuti di navigazione raggiungiamo il candelabro e una piccola sosta ci permette di osservare in tutta la sua suggestiva bellezza e integralmente questo suggestivo geoglifo.
L'arcipelago delle Ballestas e' formato da alcune isole e da grossi faraglioni battuti dal vento e schiaffeggiati dal Pacifico distanti circa 10 miglia dalla costa, che unitamente alle altre isole di Paracas (Chincha, Goleta, Blanca, San Gallan e Tres Marias) formano l'arcipelago delle Chincha o, come vengono soprannominate, "isole del guano" poiche' sono caratterizzate da immensi depositi di questo fertilizzante naturale.
Il guano si accumula solo in zone dove la pioggia e' scarsissima dove si arricchisce di azoto fino al 15%; l'utilizzo di questo concime risale addirittura ai tempi incaici e ancora oggi il suo sfruttamento rappresenta una voce importante nell'economia del paese.
Essendo vietato scendere sulle isole, la visita si svolge a bordo del motoscafo che con agilita' e sicurezza passa tra suggestivi e tormentati faraglioni e arcate di roccia sostando dove sia possibile osservare gli animali. Cio' che ci ha sorpreso e' il fatto che ogni specie occupa una propria nicchia ecologica che permette la sopravvivenza delle diverse specie nello stesso ambiente.
Sugli scogli a contatto con il mare troviamo i lobos de mar, leoni marini, i cui branchi piu' numerosi occupano intere spiagge.
Il frastuono dell'acqua sugli scogli e il caratteristico odore acre del guano si accentuano quando ci avviciniamo alle scogliere abitate dagli uccelli marini: le comunita' piu' numerose sono senza dubbio quelle dei pellicani bruni (Pelecanus occidentalis) che convivono con le altrettante numerose sule variegate (Sula variegata); altre comunita' numericamente meno significative sono quelle delle sule dai piedi azzurri (Sula nebouxii), quelle del cormorano peruviano (Phalacrocorax bougainvillei), quelle del cormorano zamperosse (Phalacrocorax gaimardi) e della sterna di Paracas (Larosterna Inca), queste ultime due specie nidificano negli scogli minori delle isole Ballestas.
Girovagando tra gli scogli la fortuna ci ha fatto incontrare anche una piccola famiglia di pinguini sfiderni (spheniscus mendiculus).
La Cultura di Paracas, sorta all'incirca nel 550 a.C. nella zona di Ica e poi diffusasi sino alla penisola di Paracas dove raggiunse il culmine del suo splendore tra il 200 e il 100 a.C., e' stata la prima notevole cultura delle costa meridionale pre nazca.
Le piu' importanti testimonianze che ci sono pervenute vennero scoperte tra il 1923 e il 1925 dall'archeologo peruviano J.C.Tello che scopri' nella penisola alcune tombe famigliari dette "cavernas": ogni tomba conteneva piu' individui avvolti in innumerevoli tessuti e con vari corredi funerari.
Questi tessuti, finemente ricamati con innumerevoli figure di animali sono una delle caratteristiche artistiche di questa cultura insieme alla ceramica policroma. Grazie agli scavi, sono stati rinvenuti dei crani deformati intenzionalmente; ai bambini in tenera eta' veniva probabilmente compressa la testa con delle tavolette in modo da provocarne l'allungamento. Questo uso era comune a molte altre culture precolombiane unitamente alla trapanazione del cranio.
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