30 luglio 2010

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Perù di Massimo Bocale e Piera Borghetti
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Machu Picchu :

Misteriose ed inquietanti appaiono, al viaggiatore, le affascinanti rovine di Machu Picchu la citta' perduta degli Inca, sospesa al confine tra terra e cielo.

Il Ferrocarril a scartamento ridotto parte da Cuzco all'alba, noi prendiamo quello delle sei e mezza per arrivare alla stazione di Aguas Calientes (2.040 m. slm) dopo circa quattro ore di sobbalzi, scricchiolii e scossoni da brivido. Per uscire dalla valle di Cuzco il trenino deve compiere quattro zig-zag avanti e indietro tra le case della periferia per guadagnare quota e raggiungere cosi' l'altopiano. Altri due zig-zag si trovano dopo circa un'ora di tragitto quando si deve guadagnare la discesa verso la valle sacra. Il treno deve viaggiare a zig-zag perche' in queste strette valli non e' stato possibile realizzare le curve. La valle dell'Urubamba, tropicale, ricca di verde, rilassante con le sue coltivazioni ad andenas, fa da anticamera al piu' spettacolare tratto finale, quando la ferrovia, superato Ollantaytambo, costeggia da vicino l'impetuoso Urubamba in uno spettacolare panorama di fitte foreste, torrenti, ponti sospesi e piccole stazioni dove centinaia di venditori ambulanti, all'arrivo del treno, si accalcano per offrire al passeggero pannocchie bollite, frutta, coca-cola, tappeti, e altre vettovaglie, mentre il capotreno con uno strano e rudimentale apparecchio telefonico si inserisce nella linea per collegarsi con la stazione successiva ed ottenere l'autorizzazione a ripartire (questa linea ferroviaria ha un solo binario).

Lungo i binari della stazione di Aguas Calientes e' sorto un caotico villaggio d'aspetto western dove la vita si svolge praticamente sulle banchine e nei negozi-bazar che si affacciano su di questi. Il treno, per chi vuole salire a Machu Picchu, si ferma due km dopo Aguas Calientes dove vi e' la partenza dei minibus che portano per l'archeologica situata a 2.400 m. slm.

Un primo sentiero in salita conduce alla pietra sacrificale o osservatorio celeste di Intipunku dove lo spettacolo che si apre ai nostri occhi e' imponente: la citta' di pietra e' un'opera portentosa di architettura ed ingegneria civile; essa si trova adagiata su una sella, posta tra le due montagne, il Machu Picchu (2.300 m. montagna vecchia) e l'Hayana Picchu piu' alto di 300 m. (montagna giovane) che scende a picco da tutti i lati fornendo una straordinaria difesa naturale ed offrendo, nel contempo, una vista meravigliosa sulla sottostante valle dell'Urubamba.

Le rovine sono disposte su terrazze, che testimoniano che il luogo fu anche un centro agricolo oltre che una citta' di culto. Il motivo per cui questa citta' sia sorta e poi sia stata abbandonata all'improvviso e' rimasto un mistero, essa rimase nascosta completamente coperta dalla giungla per quattro secoli finche', Hiram Bingham, la ritrovo' nel 1911, con la spedizione "Yale-Peru'". Un interrogativo turbo' la spedizione e ancora oggi turba lo studioso: Machu Picchu era forse l'ultimo rifugio delle "vergini del sole"?

Sconcerta sapere che le circa 200 mummie ritrovate erano in massima parte di giovani donne, il che avvalorerebbe questa ipotesi. Ma per noi questo luogo emana un'energia ed un mistero che confonde, stupisce e ci interroga sui troppi segreti che nascondera' per sempre.

Svanita la nebbia, che di prima mattina turbina fra le montagne e le fortificazioni, entriamo dall'unica Porta di accesso alla citta' chiedendoci quale fu il "miracolo" urbanistico che permise questa realizzazione cosi' ardita. Colossali pietre, sovrapposte ad altre altrettanto colossali, tagliate scolpite e sollevate con maestria, formano palazzi, templi e case per un totale di circa 260 monumenti che occupano un'area di 700 m. di lunghezza per 500 m. di larghezza: urbanistica realizzata seguendo la coerenza Inca che voleva la costruzione umana integrata all'ambiente naturale.

La Porta di accesso e' stata realizzata con grosse pietre ed e' sormontata da un enorme monolito che funge da architrave.

Entrando, sulla destra, si nota uno dei perni che servivano a bloccare la porta dall'interno. Procedendo nella visita, ci fermiamo al Tempio delle Tre Finestre, aperto verso levante, di cui non esistono testimonianze riguardo lo scopo a cui era destinato, per giungere poi al Tempio principale di pianta rettangolare con solo tre pareti: sul muro centrale si trovano sette nicchie dove probabilmente venivano riposti altrettanti idoli.

Dopo sessanta scalini arriviamo all'Intihuatana, pietra sacra dedicata al dio Inti: ad ogni solstizio invernale, coincidente con la festa dell' Inti Raymi, il sole simbolicamente veniva legato all'altare per assicurarne il ritorno nell' estate successiva; esso veniva utilizzato anche come meridiana ed era in grado di indicare i solstizi, gli equinozi ed i movimenti lunari.

Scendendo dall'Intihuatana superiamo la grande piazza rettangolare, usata probabilmente per cerimonie, preghiere e sfilate ed arriviamo alla Roccia Sacra, un monolite alto 3 m. il cui profilo richiama quello delle montagne che gli stanno dietro. Sembra che questo monolite abbia una carica di energia positiva, per cui, molti viaggiatori che credono in questa teoria si appoggiano con tutto il corpo alla roccia per caricarsi di questo influsso.

Traversata la piazza, ci troviamo nel cosiddetto quartiere residenziale, forse, nel tempo di massimo splendore della citta', abitato da artigiani. Per le abitazioni venivano utilizzati blocchi di pietra piu' piccola e irregolari dette "pachillas", il rivestimento dei tetti era in paglia su una struttura in legno: tecnica ancora in uso presso i quechua.

Un altro splendido monumento e' la Torre del Sole, in cui ogni corso di mura semicircolari e' leggermente piu' piccolo di quello sottostante; sembra che la finestra trapezoidale servisse ad osservare il solstizio di inverno. Nella caverna sottostante e' visibile una roccia-madre divinizzata ricavata da un'unica roccia di granito bianco, intagliata a greca scalare completamente levigata.

Per fortuna l'opera devastatrice spagnola non si e' accanita contro Machu Picchu: non riuscirono mai a scoprirla, perche', nascosta dall'imponente vetta dello Hayna Picchu, non era visibile dal fondo valle. E dopo quattro secoli di silenzio e di isolamento ritorna al mondo con tutti i suoi enigmi per affascinare il viaggiatore ed ispirare gli scienziati e i romantici

 

Un camminamento a mezza costa della montagna conduce nell'area archeologica di piu' recente scoperta e da qui si scende verso il piano dove si trova l'elegante "bagno della nusta", una fonte ricavata da un monolite di granito grigio alimentata tutt'oggi da un limpido ruscello di acqua freschissima dove e' un piacere rinfrescarsi dopo le fatiche della salita.