Da Cuzco prendiamo la strada 3 S, asfaltata per 139 km: fino a Sicuani, mentre i restanti 250 km fino a Puno sono in parte asfaltati e in parte in terra battuta.
In questo percorso incontriamo numerosi villaggi di notevole interesse sia storico-artistico: San Sebastiano, ad esempio, possiede un'antica chiesa coloniale (in restauro sino al 1998); sia turistico: Saya, uno dei villaggi di piu' recente formazione, offre numerosi ristorantini caratteristici, dove si possono gustare i piatti tipici della zona primo fra tutti il maiale fritto detto "chicherones".
Di particolare interesse etnografico si rivela la visita al villaggio di Huasao che raggiungiamo grazie ad una piccola deviazione sulla sinistra di circa un Km.
Qui dal 2 al 9 agosto 1997 si e' tenuto il terzo "Incuentro del Curanderismo Andino" e qui abbiamo fatto visita al piu' famoso curandero della zona "Martin Pinedo Acuna".
Il Sig. Martin, vive in una piccola casa su due piani con il classico cortile interno dove scorazzano, immancabili, maiali ed altri animali domestici.
Al piano terra, sulla sinistra dell'aia, si trova lo studio: l'ambiente e' illuminato da una fioca lampadina da pochi Wt e dalla luce di una piccola finestra sotto la quale si trovano una panca e due sedie. Il curandero siede dietro un grande tavolo, che, tranne un angolo colmo di bottigliette di medicine o pozioni di erbe mediche ed enigmatici amuleti, e' completamente coperto di foglie di coca. Alle sue spalle si trova un dipinto raffigurante due condor e nell'angolo un tetro condor imbalsamato domina la scena.
Una donna ammalata, (nel nostro caso ha una malattia alla colonna vertebrale), siede alla sua sinistra; Martin mastica alcune foglie di coca, ne prende un mucchietto e le getta in aria, le guarda cadere sul tavolo; recita lunghe formule nella lingua sacra e magica, quindi, osservando la disposizione delle foglie, emana il responso, rassicurando la paziente e consigliandole la cura adatta (la donna visitata in ospedale ha poi potuto constatare grazie alle radiografie la veridicita' del curandero).
Martin e' una persona incredibile e affascinante: il curandero, infatti, non e' solo un guaritore ma, in certi casi, e' anche un sacerdote e profeta. Oltre ad essere stato disponibilissimo all'incontro con noi occidentali, ha voluto, dopo aver bevuto la chicha offrendola alla Pachamama, ricordarci cose del nostro passato e del nostro carattere, fatti realmente accaduti che solo noi potevamo conoscere e forse avevamo bisogno di ricordare.
Per queste sue facolta' Martin gode di grande rispetto tra la comunita' andina; egli e' colui che, come i grandi felini della selva, puo' vedere in un mondo dove altri occhi non vedono che tenebra, un mondo di forze e azioni invisibili libere ed indipendenti dal tempo e dallo spazio che condizionano la realta' delle cose: mondo accessibile solo a chi, come al curandero possiede facolta' paranormali.
La profezia piu' eclatante del Sig. Martin e' stata anticipare al Presidente Fujimori, che gli aveva fatto visita, le sue tre rielezioni alla Presidenza, il tutto documentato da un articolo dell'epoca di un giornale locale: sino ad ora e' stato rieletto ben due volte.
Riprendiamo il percorso, pensando e discutendo sulla esperienza avuta con Martin, finche' deviamo per l'area archeologica incaica di Tipon: si tratta di un luogo agricolo costituito da una serie di terrazzamenti le cui mura di sostegno furono realizzate con blocchi di pietra levigata.
L'irrigazione delle coltivazioni era assicurata da un sistema di canali, tuttora funzionante, costruito anch'esso con blocchi di pietra levigata posizionati in maniera magistrale a pendenza costante.
A 25 Km da Cuzco ci fermiamo a Oropesa, il villaggio dei panettieri. Da qui, ogni mattina, dalle ore 5 alle 7, partono una infinita' di furgoni che trasportano il pane fresco a Cuzco. Interessante, da un punto di vista artistico, e' la chiesa di plaza de Armas: sia per l'insolito campanile ad archi sovrapposti (architettura ristretta della zona), sia per gli affreschi che ne impreziosiscono la facciata.
Da qui raggiungiamo la porta Inca, l'unica ancora esistente delle quattro che controllavano l'ingresso a Cuzco. La porta domina una piccola gola che sfocia su una ampia vallata dove si trova il pueblo di Pinipampa famoso per la fabbricazione, con metodo primitivo e artigianale, delle tegole "tipo portoghese" che rivestono i tetti di Cuzco e delle vallate limitrofe.
A Piquillacta si visita un importante centro di epoca "huarri": le mura di pietra grezza di questo centro pre-incaico sono alte 4 o 5 m., la posizione delle mensole poste a circa 2,5 m. da terra (dove probabilmente venivano appoggiate le travi del solaio), indica che queste abitazione erano strutturate su due piani; il complesso, ampio circa 63 ettari e' cintato da alte mura.
In recenti scavi sono state portate alla luce abitazioni con una pavimentazione rivestita di mattoni d'argilla mescolata a fibra vegetale che funge da legante: e' un materiale da costruzione ideale solo in regioni in cui le piogge sono scarse.
Siamo ormai a 35 Km da Cuzco quando incontriamo il villaggio di Andahuaylillas, famoso per la sua incredibile chiesa chiamata la "Cappella Sistina", dedicata a San Pietro, protettore del villaggio, e risalente al XVII secolo. La facciata e' molto semplice con la balconata sopra la porta centrale, il campanile sulla destra e lo sfondato completamente affrescato con motivi religiosi.
L'interno nasconde tesori d'arte di notevole valore: le pareti e il soffitto, con affreschi risalenti alla fine del 1700; le tele del 1800, raffiguranti la vita di San Pietro; e gli altari, in legno di cedro dorato. Questi affascinanti tesori, degni dell'arte barocca Romana, sono di autori Indios anonimi.
Purtroppo e' vietato fotografare l'interno della chiesa.
Proseguiamo e, entrando in Huaro, notiamo la chiesetta simile a quella di Oropesa, come unica variante, il campanile ad archi sovrapposti posizionato sulla sinistra.
Le donne Quechua di Urcos e dintorni usano portare il cappello molto colorato bordato da enormi frangie (cappello tipo: frangia gialla su cappello nero diviso a spicchi con disegni stilizzati bianchi o gialli).
La valle del Vilcanota e' abitata in prevalenza da popolazioni quechua, e' lunga circa 250 Km ed ha un'altitudine che oscilla tra i 3.000 e i 3.700 m. slm. In questa valle si coltivano sin dai tempi antichi: mais (due raccolti all'anno), patate ed erba medica.
Da Urcos a Sicuani attraversiamo numerosi villaggi tra i quali: Quiquijana (nome quechua che significa malattia della pelle); Lloclloro (nome quechua che significa paese del fango); Raqui (un'area archeologica in cui si puo' vedere l'unico, forse, vasto edificio coperto incaico: il tempio di Viracocha, la cui funzione originaria era, probabilmente quella di caserma. Questo e' affiancato da costruzioni cilindriche dette collcas: praticamente dei granai-silos); San Pedro (localita' termale e di produzione di acqua minerale); San Paolo (localita' di interesse turistico); Sicuani (cittadina commerciale, importante come punto di raccolta dei prodotti agricoli e dell'allevamento delle valli adiacenti che da qui vengono smistati verso le provincie di Arequipa e Puno a mezzo strada e ferrovia. Risulta caratteristico il traffico di numerosi tricicli, sia per trasporto persone che di merci).
Uscendo da Sicuani termina la strada asfaltata e dopo circa 1 Km. raggiungiamo il bivio per Puno o Arequipa.
Da Sicuani arriviamo a Puno dopo 136 Km. di pista e 114 Km. di asfalto attraversando numerosi villaggi, tra i quali si possono annoverare: Pucara (dove si trovano alcune rovine preincaiche risalenti al 550 a.C., tra le quali una piazza seminterrata e dei monoliti paragonabili a quelli di Tiahuanaco sito in Bolivia); Calapuja (con un interessante mercato indio che si tiene il sabato mattina); Juliaca (situata a circa 3.800 m. slm recentemente svilluppatasi in modo disordinato a seguito della costruzione dell'aereoporto con ben 75.000 tricicli sia a pedali che a motore che zizzagano nei mercati caotici del centro cittadino, di cui il piu' importante si svolge il lunedi').
Da Juliaca raggiungiamo Puno, porta di accesso al lago Titicaca, con 44 Km di buona strada asfaltata che attraversa l'altopiano.
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