30 luglio 2010

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Perù di Massimo Bocale e Piera Borghetti
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L' altipiano di Cuzco :

L'altopiano di Cuzco si estende a nord-ovest di Cuzco e prende il nome di pampa de Anta. Il primo villaggio che incontriamo e' Poroy, la cui traduzione, letteralmente significa, "per oggi": la leggenda narra che Pizarro, il quale voleva far riposare le sue truppe prima dell'ultima definitiva marcia alla conquista di Cuzco, proprio qui' pronunciasse le parole "per oggi ci fermiamo qui".

Dopo 30 Km arriviamo a Chinchero, un grazioso villaggio situato a 3.760 m. di altitudine, il cui nome significa "arcobaleno". I Quechua Chinchero sono tra i piu' osservanti delle antiche tradizioni incaiche, infatti mantengono ancor oggi la struttura sociale basata sugli "ayllu", praticano i riti animisti dei loro antenati e il baratto. Vivissimi sono anche gli usi ereditati dalla colonizzazione, che rimangono evidenti nei variopinti costumi delle donne. L'abbinamento dei colori di questi costumi e' quanto di piu' folkloristico si possa vedere: la gonna nera bordata in rosso e' abbinata alla blusa rossa di panno ed al cappello piatto in feltro, anch'esso rosso adorno di galloni. Nelle donne anziane il costume e' arricchito da una mantellina marrone bordata da striscie colorate e le acconciature differiscono per il numero delle treccie da quelle della altre quechua.

Ritorniamo a Chinchero la domenica, in occasione del mercato settimanale, per gustare pienamente tutte queste originalita'. La vera ghiottoneria per il fotografo sono i costumi, i colori e i monumenti che contornano l'insieme.

Nella Plaza de Armas si trova una parete di sostegno inca con dieci nicchie trapezoidali di due metri di altezza e nel terrapieno sovrastante si trova la chiesa edificata dagli spagnoli nel 1607 sulle rovine di un tempio incaico: l'ingresso principale, situato sul fianco dell'edificio, e' sormontato da una bellisima madonna con bambino sicuramente di scuola cuschegna ed e' contornato da notevoli affreschi. Da non trascurare i terrazzamenti inca, "le andenes", utilizzati anche attualmente, che si sviluppano nell' anfiteatro naturale di colline a picco sul fiume.

A 12 Km. da Chinchero imbocchiamo una pista sulla sinistra che attraversa splendide distese di rilassanti campi coltivati e raggiunge l'interessante sito archeologico inca di Moray. Il complesso e' composto da alcuni terrazzamenti circolari concentrici di circa 150 m. di diametro, di cui tre ben conservati: sembra fossero destinati a vivai per agricoltura sperimentale e a funzioni rituali non meglio identificate. Nell' attraversare l'altopiano per raggiungere Maras incontriamo de

gli indios campesinos intenti al lavoro: per loro la fatica e' alleviata da sorsi di chicha servita dalle mogli che li seguono nei campi per tutta la giornata.

Il nostro amico indiano che ci accompagna ci spiega che il cappello bianco di cartapesta portato dalle donne di questa zona indica la loro origine meticcia.

Dopo Maras l'altopiano e' tagliato dalla valle dell'Urubamba dominato dalla imponente catena del Veronica. Dalla chiesetta di Maras e' possibile proseguire a piedi per raggiungere in un'ora e mezzo circa le "Salinas" situate in una delle gole che confluiscono nella valle dell'Urubamba.

Lo spettacolo che appare ai nostri occhi, non appena il sentiero inizia a scendere in questa gola, e' straordinario e dantesco: centinaia di vasche terrazzate, opera degli inca, raccolgono l'acqua satura di cloruro di sodio in uno scenario contrastato tra il bianco abbagliante del sale e l'ocre della terra della gola.

La proprieta' delle vasche, sin dall'epoca degli inca, appartiene alle famiglie di Maras che le sfruttano tuttora con lo stesso arcaico sistema: l'acqua evaporando lascia depositi di sale che vengono raccolti a mano e trasportati faticosamente al centro di smistamento.