Arequipa, la seconda citta' del Peru', e' situata in una fertile valle verde che contrasta con il deserto montagnoso dei vulcani Misti (m.5.822), Chanchani (m. 6.075) e Picchu Picchu (m. 5.664) attualmente dormienti. La citta', negli ultimi quattro secoli, e' stata colpita da spaventosi terremoti che l'hanno parzialmente distrutta ed e' tuttora a rischio.
Fondata dagli spagnoli nel 1540, assunse in breve tempo notevole importanza essendo collocata sul percorso per le miniere di argento di Potosi' (Bolivia) che favori' successivamente un notevole sviluppo agricolo della valle.
Arequipa viene soprannominata la "ciuidad blanca" per il colore delle sue costruzioni edificate in pietra vulcanica bianca detta sillar, ma, molto piu' romanticamente, la leggenda peruviana dice: "quando la luna abbandono' la terra dimentico' Arequipa".
La citta' gode di un clima temperato tutto l'anno, uno dei piu' gradevoli del Peru', essendo situata a 2.500 m. di altitudine in una zona particolarmente secca.
La pianta di Arequipa conserva le tipica urbanistica-ambientale spagnola, con al centro la grande plaza de Armas circondata, per un lato dalla Cattedrale (ricostruita nel 1844 in stile neorinascimentale) e per gli altri tre dai tipici portici; e' una localita' molto piacevole ed e' divertente perdersi nel suo centro storico ricco di chiese e abitazioni caratteristiche. La prima chiesa che visitiamo e' la Compania, che si trova all'angolo della plaza de Armas: ci colpisce la sua bianca facciata, massima espressione del barocco meticcio arequipegno, realizzata tra il 1600 ed il 1660 fortunatamente rimasta intatta nonostante i catastrofici terremoti. All'interno visitiamo la Cappella Reale (soprannominata la Cappella Sistina) ricca di affreschi coloratissimi ispirati alla flora e alla fauna amazzonica che coprono completamente sia le pareti che la cupola.
Un' altra interessante chiesa che abbiamo visitato e' quella di San Francisco situata nella calle omonima: nell'antistante sagrato, simpaticissime donne quechua ci convincono ad acquistare l'ennesimo chiompa (maglione) di lama lavorato a mano.
Questo complesso conventuale costruito con la solita pietra lavica nel 1569 e rifatto in tempi recenti, comprende la chiesa, la pinacoteca e la chiesetta del Tercero Orden risalente al 1775. Lasciamo il centro cittadino per la periferia ricca di terrazzamenti inca tutt'ora sfruttati ma soprattutto per ammirare e fotografare il panorama offerto dal vulcano Misti che con i suoi 5.822 m. domina la citta'. Non si conoscono eruzioni in epoca storica, ma l'attivita' del vulcano si manifesta con delle frequenti fumarole.
Passando per il quartiere di Yanahuara, visitiamo la chiesa con elaboratissima facciata barocca realizzata nel 1750 da artisti indios, questi scolpirono arbitrariamente negli ormamenti della facciata simboli animisti quali la Pachamama, Inti e motivi floreali andini che denotano la forte e contraddittoria commistione avvenuta in questi luoghi fra i riti animisti incaici e la religione cristiana portata dalla conquista spagnola.
Conserva all'interno una venerata immagine della Vergine del Rosario.
Il sagrato e' ombreggiato sulla sinistra da un austero "molle", albero originario del Peru' detto anche "falso pepe", con le cui bacche, cosparse sulle tele e sulla pelle, si conservavano le mummie ed erano inoltre utilizzate per produrre la chichia.
Non possiamo lasciare la citta' senza aver visitato il monastero di Santa Catilina, che deve il nome alla devozione, nei riguardi della santa, della benefattrice che lo fondo'. Costruito nel XVI secolo come convento di clausura, assunse negli anni dimensioni di una cittadella di 20.000 mq racchiusa tra alte mura. Durante i suoi 250 anni di storia accolse molte novizie, figlie di famiglie ricche, che dovevano donare una cospicua dote in oro e potevano portarsi appresso una piccola corte di serve e schiave.
Il complesso e' costituito da una serie di chiostri, scenografici vicoli e rilassanti piazzette
che unitamente ai colori pastello (rosso mattone, arancio, azzurro) delle mura rendono l'atmosfera incantevole e suggestiva. Le suore purtroppo dovevano soffrire di artrosi (sono ancora esposte nelle celle varie sedie a rotelle) dovuta all'umidita' trattenuta dalle candide pietre di silar. Attualmente le sorelle si sono ritirate in un'ala del convento e nel 1970 e' stato restaurato ed aperto al pubblico. La visita ci ha impegnato per circa due ore, comprendendo la pinacoteca, che raccoglie quadri di scuola spagnola, cuzquena e italiana, e l'infermeria dove attualmente e' possibile acquistare prodotti artigianali fabbricati dalle suore quali creme alla rosa e sapone al prezzemolo.
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