Nell'atmosfera rarefatta della Cordigliera svettano le imponenti
pietre di Machu Picchu, di Ollantaytambo e di Sacsahuaman immerse
in una natura selvaggia, aspra e inconsueta. E' veramente emozionante
percorrere questi luoghi mitici creati dalla natura e voluti dall'uomo;
essi sono un museo a cielo aperto, un patrimonio per l'intera umanita'.
In questo mondo incaico, si respira un'aria davvero particolare,
misteriosa, lontana dal nostro tempo e dal nostro vivere; per gli
occidentali e' un mondo inquietante, difficilmente decifrabile,
ricco di suggestione, di cultura e civilta'.
In questa leggendaria avventura i quechua mantengono viva una miriade
di riti e tradizioni che neppure la chiesa e' riuscita ad eliminare;
qui convivono in modo magistrale Credo e paganesimo.
Ringraziamo i nostri amici grazie ai quali siamo riusciti a raccogliere
parte delle informazioni che sono stati utili alla stesura di questo
racconto. |
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Un
mito, le sue storie di monaci e di sciamani,
i suoi infiniti panorami e il suo cielo luminoso.
Mentre l'erba può essere spazzata via dal vento, la terra
resta.
Noi siamo terra.
(Ama Adbe, sopravvisuta a un campo di lavoro)
Questo è l'ombelico del cielo
questo è il sigillo della terra
questo è il cuore del mondo
recintato da nevi.
(anonimo poeta tibetano)
Un particolare ringraziamento agli amici:
Bruno Gaddi (Earth, Cultura e Avventura) e Renato Moro (Focus),
alla guida e all' autista tibetani e a Pietro Dossena. |
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Avventurosi
esploratori del deserto del Sahara, leggendari viaggiatori in
cerca di popoli mitici
nell’Africa nera, Piccoli Principi a caccia di amici, da
sempre ci raccontano il mal d’africa. Ma esiste un altro
male, un male buono, buonissimo. Un male buono che entra nell’anima
e nel corpo e che non abbandona
mai. Un male buono che illumina e riappacifica. Un male buono
che diventa parte di chi si avvicina all’India.
Come raccontare il Mal d’India? Il Mal d’India è
lì, all’aeroporto, appena arrivi. Non lo vedi ma
c’è. Il Mal d’India
si annida fin dal primo giorno in cui ci metti piede in India,
tra le case di Delhi o di Mumbai. Il Mal d’India è
nell’aria pesante… monsonica… solida. È
nel profumo inebriante di terra spezie uomini. Nelle luci, nei
colori,
nelle ombre che nascondono e schiudono… |
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“Non
si viaggia in India per visitare monumenti, musei, templi e monasteri.
Non si viaggia in India per attraversare paesaggi. Non soltanto.
In India si viaggia per conoscere mondi interiori; nelle paludi
della mente, nei labirinti senza bussola che ci portiamo dentro.
Si viaggia in India per fare un viaggio dentro di se. Un viaggio
che non si vede con gli occhi ma si sente con lo stomaco e il
cuore. Perché l’India non si vede: l’India
si sente”.
“Il viaggio è un linguaggio universale; è
un modo per capire il mondo. Viaggiare è accettare di svincolarsi
da tutto. Accettare di non saper comunicare che a gesti; accettare
di trovarsi a mangiare cose che non avremmo mai pensato di mangiare;
partecipare ad eventi imprevisti e inimmaginabili… Viaggiare
in India è darsi una occasione, almeno una volta nella
vita: l’occasione che ti cambia la vita!”.
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